Mi fai sesso, un caffè che si trasforma in relazione

Mi fai sesso, un caffè che si trasforma in relazione

Ricordo che fu un giovedì del 2001, quando mi trasferì nuovamente di città andando a vivere in Friuli sempre per motivi di lavoro, come a ogni spostamento che si compie nella mia vita, si riparte con la creazione della vita sociale, questo ennesimo cambio nella mia vita mi porto a conoscere Giovanna, ai tempi ua ragazza di ventitre anni, che mi sussurrò all’orecchio “mi fai sesso“!

Per mia fortuna non sono mai stato uno che si perde in troppi se o perché, il continuo spostarsi di città in città per motivi di lavoro, non mi permetteva di avere relazioni costanti, fu così che mi ritrovai un giorno della mia vita a prendere il mio solitò caffè nello stesso bar, sistema per iniziare una rete di contatti.

Come sempre arrivavo sedendomi sempre al solito tavolo, il bar o caffetteria sono luoghi che amo frequentare soprattutto per il buon caffè ma anche perchè la gente di solito è soiale.

Ecco perchè approffittavo ogni pomeriggio della mia pausa per recarmi nello stesso bar, sedermi sempre al solito tavolo un pò più isolato, studiando la gente che entrava e usciva da quel monolocale, come sempre nelle mie abitudini, estraevo un blocco degli appunti e iniziavo a scrivere i miei pensieri.

Fu così che quel giorno entrò nuovamente lei, era ormai una norma osservare la gente che entrava, spesso salutado chi vedevo ogni giorno, scrivendo frasi che mi riportassero a fantasticare per un nuovo racconto o suggerimento per gli amici scrittori.

Lei, a cui attribuì un nomignolo davvero dolce ovvero Honey, una ragazza dal fisico asciutto, un portamento quasi da modella, sapeva camminare con i tacchi senza incontrare intoppi, delle tette non troppo evidenti penso una seconda ma con un fondoschiena davvero adorabile, sempre con pantaloni o gonne attillati che mostravano ai miei occhi una bella curva della sua natica.

Non era la prima volta che la vedevo nel entrare nel bar e in principio pensavo fosse la fidanzata del ragazzo dietro al bancone, dato che ogni volta si poneva sulle punte dei piedi, facendo leva sul bancone e salutando il barman con un bacio sulla guancia.

Quel giorno però quando entrò nel bar, come sempre sollevai lo sguardo e la guardai avviarsi al bancone, nella mia testa rivivo quel momento in slow motion. Passo deciso, le sue mani nelle tasche del suo cappotto aperto, i suoi neri capelli ondulati muovendosi seguendo i suoi passi, un pò come nella scena di Matrix.

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Quel giorno il suo entrare fu un pò diverso, nello stesso momento in cui io sollevo la testa, lei si volta e mi guarda sorridendomi, io con un semplice cenno della testa e un mezzo sorriso, come ad augurarle un buon pomeriggio, la vedo andare verso il bancone.

Ritorno a scrivere sul mio taccuino e penso a come in realtà nella sua semplicità sia veramente una donna affascinante, a primo acchito una donna davvero genuina, amabile e dai modi eleganti ma decisi.

Sollevo il mio sguardo e incrocio il suo che dal bancone mi sorride nuovamente, volta la sua testa e parla al barista per pochi secondi. Noto anche che si sitema i capelli e dopo di che, compie un passo indietro, da un mezzo giro alla sua sinistra, in mia direzione, e con il suo passo deciso, sempre tenendo le mani nelle tasche del suo cappotto, si avvicina sempre più.

No pensando a nulla di strano, tornai con lo sguardo sul mio blocknote e mentre giocherallavo con la matita, rileggendo l’ultima frase scritta, lei arriva al tavolo dove ero seduto, cina la testa leggermente a un lato e sempre sorridendo mi chiede di potersi sedersi con me.

La invitai con un cenno della mano e con una smorfia un pò dubbiosa a sedersi sul divanetto posto alla mia destra, fu così che si tolse il suo cappotto rosso e mi mostrò quel suo piccolo seno ma dalle curve ben delineate, nascosto dietro la scollatura della sua maglietta aderente, ricordo che indossava una mini gonna di jeans che a mio avviso le stava davvero bene, si sedette dopo aver sistemato il suo cappotto nello schienale del divanetto, accavallo le gambe e mi porse la mano per presentarsi.

Si chiamava Deborah mi disse, ebbene si con l’h finale, le sorrisi e le strinsi la mano, ricambiai il gesto presentandomi e dicendole il mio nome. Alcuni secondi di semi imbarazzo e mi chiese se fosse stato un problema quella interruzione, dato che mi vedeva sempre scrivere sul mio block notes azzurro, le rispi gentilmente che non avevo nessun problema ad averla accanto e soprattutto che non mi infastidiva.

Honey arrossì spiegandomi che vedendomi sempre scrivere pensasse di interrompermi nello studio o nel lavoro, fu così che iniziammo a parlare del più del meno, mentre il cameriere ci serviva quello che lei aveva ordinato prima di avvicinarsi.

Le ore passarono come se passassero minuti, tra un tema e un altro ci ritrovammo che la luce del giorno era oramai scomparsa.

Arrivarono le 7 di sera e decidemmo di muoverci da quel caffè per andare in un altro bar con musica in sottofondo per gustare il nostro primo aperitivo insieme, entrambi eravamo liberi, era iniziato il fin settiana, quindi perchè non approfittare.

Andammo in un altro bar del centro, entrando l’aria era calda, dato il freddo dicembrino, ci sedemmo e iniziammo una specie di degustazione di differenti tipi di birre, mentre passavano le ore.

Ci trovammo ancora lì, assieme dopo innumerevoli birre bevute tra una chiacchiera e una risata, la sua voce era un piacere per le mie orecchie e il suo aspetto un armonia per i miei occhi. L’alchool ci aveva fatto abbassare le difese che di solito portiamo con noi, ormai c’era un contatto corporale, fatto di carezze involontarie, piccoli tocchi delle spalle, semi abbracci frutto di parole romantiche.

Ma la birra ha due strani effetti, uno ti lascia perdere i freni inibitori e due ti fa andare al bagno ogni due minuti, fu qui che nello stesso momento i cui ordinammo l’ennesima birra, ci dirigemmo entrambi al bagno, sapete meglio di me come la birra stimoli tantissimo senza fare differenza di sesso.

Ci separiamo per andare ognuno nel rispettivo bagno, anche se le due porte erano molto vicine l’una all’altra, ma lei prima di entrare, si voltò fece un passo nella mia direzione e afferrò il mio braccio, mi strattonò a se e mi baciò.

Fu in quel istante che l’erlezione arrivo e lei se ne accorse, perché il suo  bacino era unito al mio. Si fermò dal baciarmi, sorrise, prima mi strinse a lei, dopo di chè la mano che teneva il mio braccio, scese fino alle mie parti intime, avvicinò le sue labbra al mio orecchio e mi sussurrò dolcemente che sperava quella mia reazione, continuando la sua frase con “mi fai sesso“.

Ancora un bacio veloce e mi spinse lontana da se, entrando nel bagno, io rimasi per alcuni secondia guardare la porta chiudersi alle sue spalle, incredulo di quello che avevo appena vissuto e ascoltato.

Il resto te lo racconterò nei miei prossimi racconti virtuali, al termine un libro non si legge mai in un solo fiato.

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Writer at spinblogger.it

Non sono nessuno per questo uso le parole per raccontare eventi, le parole rimangono al vento quando sussurrate, le parole rimangono in qualche parte quando scritte. Che sussurrate o scritte le parole ci uniscono più di quanto tu possa pensare.


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